Che cos’è l’indice di shock?
L’indice di shock è la frequenza cardiaca divisa per la pressione arteriosa sistolica. Lo hanno proposto Allgöwer e Burri nel 1967 come semplice segno di ipovolemia al letto del paziente.
Non richiede nulla in più: ogni rilevazione dei parametri vitali contiene già entrambi i valori. Per questo è utile come seconda lettura dei parametri, soprattutto quando la frequenza sta salendo e la pressione non è ancora scesa.
Come si calcola l’indice di shock?
Indice di shock = frequenza cardiaca (battiti/min) ÷ pressione sistolica (mmHg)
Il risultato non ha unità di misura. Il calcolatore mostra fino a due decimali e toglie gli zeri finali: 1,10 compare come 1,1.
Come usare il calcolatore
- Inserisci la Frequenza cardiaca in battiti al minuto.
- Inserisci la Pressione sistolica in mmHg.
- Leggi l’Indice di shock e l’Interpretazione.
- Controlla la riga del calcolo, che mostra la divisione.
Entrambi i valori devono essere maggiori di zero. Conviene usare frequenza e pressione rilevate nello stesso momento.
Interpretazione
| Indice di shock | Etichetta mostrata |
|---|---|
| 0,7 o meno | Intervallo abituale (≤ 0,7) |
| Sopra 0,7 e sotto 1,0 | Al limite (0,7–1,0) |
| 1,0 o più | Elevato (≥ 1,0) |
La fascia si basa sul valore mostrato, arrotondato a due decimali, così l’etichetta corrisponde sempre al numero sullo schermo.
Un indice di 1,0 o più è stato associato a una maggiore probabilità di patologia o trauma gravi, di trasfusione e di ricovero in terapia intensiva (si veda la revisione di Koch e colleghi). È un motivo per guardare meglio e seguire l’andamento, non una diagnosi. I criteri di allerta li fissano i protocolli locali e i punteggi di early warning come il NEWS.
Esempi svolti
Esempio 1 – elevato. Frequenza 120/min, sistolica 100 mmHg. 120 ÷ 100 = 1,2, Elevato (≥ 1,0).
Esempio 2 – nella norma. Frequenza 80/min, sistolica 130 mmHg. 80 ÷ 130 = 0,615…, mostrato come 0,62, Intervallo abituale (≤ 0,7).
Esempio 3 – al limite. Frequenza 98/min, sistolica 112 mmHg. 98 ÷ 112 = 0,875, mostrato come 0,88, Al limite (0,7–1,0). Nessuno dei due valori da solo salterebbe all’occhio; il rapporto sì.
Limiti
- La frequenza non dipende solo dalla volemia. Dolore, febbre, ansia, aritmie e farmaci come il salbutamolo la aumentano; betabloccanti, calcioantagonisti e pacemaker la smorzano.
- La pressione di base varia. In un iperteso di lunga data una sistolica “normale” può già essere bassa per lui, e questo nasconde l’aumento dell’indice.
- Solo adulti. Bambini e donne in gravidanza richiedono valori specifici.
- È una fotografia. Conta più la direzione nelle rilevazioni successive che il singolo valore.
Errori frequenti
- Dividere al contrario. È frequenza ÷ sistolica, non sistolica ÷ frequenza.
- Usare la pressione media o la diastolica. L’indice classico usa la sistolica; la versione con la PAM è un altro punteggio.
- Mescolare rilevazioni di momenti diversi. Una frequenza di adesso e una pressione di un’ora fa danno un rapporto senza senso.
- Tranquillizzarsi per un valore normale. Un indice nell’intervallo abituale non esclude un’emorragia o una sepsi, soprattutto negli anziani o in chi assume farmaci che rallentano la frequenza.
Sullo stesso paziente, il calcolo della pressione arteriosa media mostra se la pressione di perfusione degli organi tiene, e nel sospetto di infezione il punteggio qSOFA aggiunge un rapido screening per la sepsi.
Domande frequenti
Qual è il valore normale dell’indice di shock?
Nell’adulto sano l’indice di shock è di solito tra 0,5 e 0,7 circa. Il calcolatore indica come intervallo abituale i valori fino a 0,7, al limite quelli sopra 0,7 e sotto 1,0, ed elevati quelli da 1,0 in su. L’etichetta si basa sul numero che vedi, arrotondato a due decimali.
Perché usare l’indice di shock invece di guardare frequenza e pressione separatamente?
Perché il rapporto si sposta prima che uno dei due valori sembri allarmante. Nelle prime fasi di un’emorragia o di una sepsi la frequenza sale mentre la sistolica è ancora mantenuta. Presi da soli i due valori possono sembrare accettabili, ma una frequenza di 105 con una sistolica di 105 dà già un indice di 1,0.
Chi ha descritto l’indice di shock?
Martin Allgöwer e Carl Burri, in un articolo in tedesco del 1967: per questo si chiama anche indice di Allgöwer. Lo proposero come semplice segno di perdita di volume al letto del paziente. Da allora è stato studiato nel trauma, nelle emorragie, nella sepsi e nei pazienti di pronto soccorso in generale.
Un indice di shock normale esclude lo shock?
No. Betabloccanti, pacemaker, dolore, ansia, ipertensione di lunga data ed età modificano frequenza e pressione indipendentemente dalla volemia. Un valore nell’intervallo abituale rassicura solo insieme al resto della valutazione, e l’andamento nelle rilevazioni successive conta più di una singola misura.
L’indice di shock è lo stesso nei bambini e in gravidanza?
No. I bambini hanno frequenze normali più alte e pressioni più basse, e la gravidanza modifica entrambe, quindi si usano valori di riferimento diversi. Le fasce di questo calcolatore sono quelle abituali dell’adulto. Per un bambino o una donna in gravidanza conviene usare riferimenti specifici per età o gravidanza e i protocolli locali.
Cosa sono l’indice di shock modificato e quello corretto per l’età?
Sono varianti della stessa idea. L’indice modificato divide la frequenza per la pressione arteriosa media invece che per la sistolica. Quello corretto per l’età moltiplica l’indice di shock classico per gli anni del paziente. Il calcolatore mostra solo la versione classica.